PRE-DIZIONI: LA PLASTICITÀ DELL’ESSERE
di Alessandro Romanini
L’intento che ha guidato la concezione e la realizzazione
di questa sezione corrisponde alla volontà di delineare
un panorama, se non esaustivo, comunque rappresentativo
delle insorgenze artistiche ospitate e coltivate da
alcune delle principali Accademie di Belle Arti europee.
Condizione indispensabile per poter effettuare pre-visioni
e pre-dizioni con accettabili margini di fondatezza.
Nello svolgersi delle varie fasi genetiche della manifestazione,
la processualità ha avuto il sopravvento
rispetto al concetto produttivo, consequenziale che
governava nella fase progettuale, generando una serie
di riflessioni e elaborazioni che trovano riscontro tangibile
nell’esito finale, nel percorso museografico e nelle
opere che si palesano allo spettatore.
La selezione delle Accademie e degli artisti ha comportato
anche un’implicita scelta di impostazioni culturali e
tradizioni artistiche di riferimento, per restituire un’immagine
dell’arte contemporanea europea fedele all’identità
storica di questa compagine continentale.
Per molti filosofi, pensatori e storici il continente europeo
è da sempre il luogo di un ripensamento, di una
riformulazione a seguito di un trauma, di una ridefinizione
politica e di un riassetto culturale, volti a disegnare
una struttura in grado di accogliere e assimilare il
nuovo, lo straniero e l’alterità in senso lato.1
Un’identità che non è la cristallizzazione di caratteristiche
ma piuttosto nel caso dell’Europa la capacità di
assoggettarsi a nuovi equilibri e continue metamorfosi.
Dare continuità al frazionamento e rendere le avversità
opportunità di proficue evoluzioni, questo permette
di affrancarsi da parametri definitori quali razza, lingua
e costumi.
Dialogando con artisti e docenti delle varie accademie
nel corso della preparazione di questa iniziativa, si è
riscontrato la comune volontà di smantellare i portati
ideologici dei paradigmi culturali, i parametri espositivi
mirando a ridefinire nozioni come curatela e concetti
come quelli di arte contemporanea.
La volontaria rottura degli schemi linguistici e critici
della scultura, appaiono altrettanto evidenti nell’osservazione
delle opere.
Non si tratta di una volontà iconoclasta,ma da una parte
è un tentativo di rivitalizzare il concetto e i parametri linguistici
della scultura attraverso l’ibridazione con altre
discipline più omeno contigue e dall’altra di contemplare
nelle opere l’intervento attivo dello spettatore, inscrivendo
nella genesi dell’opera uno spazio spettatoriale.
Lo spettatore viene molto spesso coinvolto in un’attività
di coproduttore, coautore, con differenti strategie
operative.
L’ibridazione è affrancata da infatuazioni e facilitazioni
tecnologiche, e si dirige verso territori come il design, la
fotografia, fino all’architettura e l’urbanistica.
Con il primo si condivide un senso del disegno, del
dessein,
inteso come progetto, come elemento costitutivo,
strutturale dell’opera, che accomuna le varie arti.
Con la fotografia è l’inquadratura, il processo di
cadrage
e découpage spaziale che costruisce la visione, il percorso
percettivo fulcro della sinergia interdisciplinare.
La selezione del reale a fine espressivo, creativo che
costituisce l’elemento cardine delle arti della visione.
La volontà di gestione dello spazio, la volontà di
espressione attraverso dei canoni spaziali che esondano
la mera dimensione visiva, per costituire una
dimensione relazionale è sicuramente l’altro elemento
degno di nota.
Spazio come luogo di relazione ed esercizio del potere.
È questo il contesto in cui alcuni giovani artisti si muovono
a cavallo di discipline come architettura, urbanistica,
fino alla coreografia.
L’oscillazione tra particolarismo e omologazione dei
linguaggi e delle culture è riscontrabile negli intenti
degli autori, specchio fedele di un’atmosfera generale a
livello continentale.
Allo stessomodo – in alcuni casi – si palesano gli echi di
cultura e tradizione, specialmente ove questi sono
sostenuti da un cultura del
savoir faire, della tradizione
accademica, così come si manifestano echi di movimenti
e correnti recenti.
Queste caratteristiche, lungi dall’essere un handicap,
sono utilizzate come solide strutture, fondamenta su
cui intraprendere un percorso di ricerca estetica.
Spesso strutture piacevoli da visitare e scomode da abitare,
comunque elementi con cui confrontarsi.
La volontà di superamento dei clichè espressivi e degli
stereotipi culturali è molto marcata, specialmente in
quegli artisti i cui paesi di appartenenza hanno vissuto
radicali e rapide evoluzioni politico-culturali.
Non è possibile né auspicabile e soprattutto inefficace
ai fini di una mappatura proiettiva elaborare delle
peculiarità.
Si cercato di aggirare quella tendenza dilagante che, in
un’Europa unita ed in corso di espansione, tenta di
porre l’accento sulle caratteristiche specifiche dell’arte
e della cultura dei singoli paesi.
Ci muoviamo in un arcipelago di individualità, che fanno
si riferimento ad un territorio, ad un continente, ma le
loro bussole sono rivolte all’espressione dell’individualità,
alle strategie dell’essere.
È possibile indicare alcuni intenti e strategie che a vario
titolo possono connotare aree e metodologie.
Dialogando con alcuni giovani artisti dell’area Balcanica,
si manifesta palesemente la volontà di riappropriazione
della storia attraverso l’espressione, che si esprime
spesso nell’analisi delle paure connesse con il concetto
di straniero e le sottili relazioni con il piacere.
Superare la visione romantica-mitologica che circonfonde
questa cultura e questo territorio, infrangendo la
lente del marxismo-leninismo attraverso cui si sono
osservati gli accadimenti politici e culturali di quelle
latitudini, questa è un’ulteriore intenzione.
A rappresentare l’Olanda – l’Accademia di Belle arti
dell’Aia – due artisti di origine diversa (un’italiana e un
islandese); questo aggira il rischio di riproporre la
sbandierata dicotomia tra arte fiamminga e arte olandese,
che nella tradizione radicata vede la prima all’insegna
dell’assurdo e del surreale e la seconda incline
ad un solido realismo.2
Il risultato è un’efficace e raffinata ricerca sulle radici e
le strutture della percezione, delle induzioni culturali e
sociali sottese a tali processi, che sono anteriori e
gerarchicamente prioritarie rispetto a processi interpretativi
e definizioni.
Delineare un panorama dei giovani artisti delle accademie
europee consiste nel tentativo di tracciare una configurazione
reticolare, che tiene insieme e collega in modo
biunivoco, artisti, critici, curatori, mercanti, editori.
Non è sufficiente presentare le proposte teoriche di un
certo numero di correnti, o scuole.
Questo balza agli occhi in modo macroscopico nella
realtà francese; i giovani artisti si confrontano con una
realtà artistico-culturale che ha visto negli anni Ottanta
un netto e deciso rifiuto dell’esistenza e della proposta
di una “scuola artistica francese”, per poi fare dietrofront
negli anni Novanta, nei quali galleristi, curatori,
commissari e critici fanno fronte comune per promuovere
una “scena francese”.
Questa scena è sostenuta anche dalla nascita e dallo
sviluppo di un nucleo di riviste d’arte che hanno anche
saputo forgiare una generazioni di curatori e critici.
Il modello reticolare è sicuramente dominante e la
sinergia interdisciplinare e l’elevata coscienza critica
che tale struttura genera è testimoniata dalle opere
degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Tolone.
La pluralità di linguaggi, una crescente diluizione stilistica
e concettuale hanno allontanato molti giovani artisti
dal formalismo per concentrarsi su poetiche di natura
esistenziale e relazionale, vedendo la rinascita del
lavoro di gruppo e collettivo come viene qui testimoniato
dall’opera degli artisti dell’Accademia di Valencia.
Un vigoroso interesse per la rivendicazione del valore
sociale dell’arte è diffuso nell’opera dei vari artisti, così
come quella per un’analisi politica in senso lato.
Il versante relazionale, esperito da molti, trova negli
artisti che rappresentano l’Accademia di Belle Arti di
Carrara un ulteriore ampliamento.
Attraverso le opere si indaga la struttura culturale, relazionale
ed economica generata dall’elementomarmoreo.
Si tenta una ridefinizione del linguaggio e dell’utilizzo
della materia come supporto per forme espressive
alternative.
Se ne destruttura l’iconografia e si effettuano pertinenti
riflessioni sul concetto di tridimensionalità artistica e
fruizione.
Il processo elaborativo di questa sezione ha imposto
anche importanti riflessioni che riguardano il ruolo
delle Accademie di Belle Arti rispetto ad un panorama
culturale come quello odierno, la loro funzione motrice
rispetto ad un territorio e la necessità di ridefinizione di
parametri pedagogici in linea con le rapide e radicali
evoluzioni che la tecnologia e la politica culturale
impongono.
Questa riflessione si è estesa anche alla volontà di ricostruzione
di un modello curatoriale che sappia saldare
attività critica (analisi della forma e dell’estetica dell’arte)
e attività curatoriale
strictu sensu(selezione e allestimento
delle opere), valorizzando le molteplici attività
pratiche di cui si costituisce questa attività.
Oltre la volontà di portare alla luce le opere di alcuni
interessanti giovani artisti, l’auspicio di riuscire a palesare
nel percorso espositivo – anche in minima parte
simbolica - in questa sezione, i numerosi stimoli e le
variegate riflessioni suscitate dal rovello elaborativo di
questi soggetti.
1. Illuminanti a questo proposito, le strategie messe in atto nel corso delle ultime due edizioni di Documenta di Kassel (1997 e 2002) e
della corrente edizione di Manifesta con sede nell’isola di Cipro.
2. A questo proposito è interessante prendere visione del catalogo della mostra tenutasi a Palazzo Grassi, a Venezia nel 1997, dedicata
alla pittura fiamminga e olandese del XX secolo, curata da Rudi Fuchs dello Stedelijk Mmuseum di Amsterdam e dal belga Jan Hoet
dello SMAK di Gand, a conferma di questa invalsa dicotomia. 339 |